Benvenuti nel sito, qui trovi i film appena usciti on-line da scaricare con
iscriviti e riceverai gli aggiornamenti dei film appena usciti on-line
La Horde - la recensione
Gli zombie, al cinema, da Romero in avanti, sono sinonimo di politica: spesso e volentieri anche nelle loro declinazioni apparentemente meno impegnate. Non fa eccezione questo La Horde, in arrivo dalla Francia, un manifesto rabbioso e sparato in faccia allo spettatore che sfoga tutta la sua ira nichilista sulla situazione contemporanea nella corrispondenza tra stile formale e contenuto.
The American, la recensione del film con George Clooney
Sotto l’abito da thriller che indossa, uno dal taglio classico e un po’ anonimo già visto su tanti prodotti analoghi, The American nasconde un corpo - e un cuore, freddo – martoriato da una passione silente e autoimposta. È, insomma, una storia su una redenzione (im)possibile, quella di un killer che non sa e non può vivere e (non) cerca di sfuggire a un destino che lo bracca e di cui è cosciente.
Nightmare - la recensione
26 anni dopo il primo film della serie, l’epocale A Nightmare on Elm Street di Wes Craven, e 7 anni dopo l’ibrido Freddy vs. Jason,
torna sullo schermo Freddy Kruger, l’Uomo Nero per eccellenza del
cinema dell’orrore. Lo fa, come consuetudine di questi tempi, con un
remake/reboot, dettato dalla voglia di capitalizzare su un filone sempre
redditizio, spendendo poco e incassando tanto. E finora a Michael Bay e alla sua Platinum Dunes,
c’è da dire, il progetto di acquistare i diritti dei caposaldi
dell’horror anni Settanta e Ottanta che i registi dell’epoca non si
erano assicurati (e che oggi amaramente rimpiangono) ha fruttato davvero
molto. Questo suo Nightmare,
con un budget dichiarato di 35 milioni di dollari, ne ha già incassati
oltre 110 milioni. Il delitto insomma paga bene, potremmo dire con una
facile battuta. Tanto che c’è già in preparazione un sequel.
Letters to Juliet - la recensione
È curioso come ci si accorga della faciloneria e dell’approssimazione di
Hollywood nel descrivere le realtà al di fuori dei confini degli Stati
Uniti d’America solo quando riguardano il nostro paese.
Eppure non dovrebbe sorprendere che il racconto e lo sguardo sull’Italia di un film come Letters to Juliet sia letteralmente cartolinesco: un insieme di splendide vedute su terre e città, una compilation di (veri) stereotipi turistici che toccano luoghi e persone, all’insegna di un Bel Paese folkloristico e idealizzato che è quello che regna sovrano nell’immaginario d’oltreoceano.
Eppure non dovrebbe sorprendere che il racconto e lo sguardo sull’Italia di un film come Letters to Juliet sia letteralmente cartolinesco: un insieme di splendide vedute su terre e città, una compilation di (veri) stereotipi turistici che toccano luoghi e persone, all’insegna di un Bel Paese folkloristico e idealizzato che è quello che regna sovrano nell’immaginario d’oltreoceano.
L'apprendista stregone - la recensione
C'è una scena emblematica per capire un film come L'apprendista stregone. In essa Jay Baruchel,
attendendo l'arrivo della sua bella, decide di lanciare un incantesimo
su scope e ramazze per pulire il suo laboratorio senza faticare.
L'inserimento di una citazione esplicita del cortometraggio con Topolino in Fantasia, che presta anche il titolo al film, sveglia lo spettatore assuefatto alla marea di adattamenti che Hollywood ci propone negli ultimi tempi e che ci proporrà ancora a lungo. Fino a quella scena potevamo anche, in preda a una distrazione tutto sommato connaturata al consumo di un sano cinema pop-corn, dare per scontato che la vicenda raccontata potesse essere legittimamente ricondotta alla fonte originaria.
L'inserimento di una citazione esplicita del cortometraggio con Topolino in Fantasia, che presta anche il titolo al film, sveglia lo spettatore assuefatto alla marea di adattamenti che Hollywood ci propone negli ultimi tempi e che ci proporrà ancora a lungo. Fino a quella scena potevamo anche, in preda a una distrazione tutto sommato connaturata al consumo di un sano cinema pop-corn, dare per scontato che la vicenda raccontata potesse essere legittimamente ricondotta alla fonte originaria.
Iron man 2 - la recensione
La prima impressione - per via del suo inizio in medias res, per il
ritmo decisamente più elevato, per la riduzione al minimo indispensabile
dei riferimenti alla situazione socio-politica internazionale e la
massimizzazione degli elementi fanta-spettacolari – è che Iron
Man 2 sia un film decisamente più fumettistico e
scanzonato del suo predecessore,
che già abbracciava in pieno e senza remore la sua natura di grande
blockbuster d’azione. Insomma, l’apparenza sembrerebbe indicare che in
questo sequel l’aspetto ludico sia indubbiamente prevalente su tutti gli
altri: e a ben vedere è difficilmente negabile che le cose stiano
effettivamente così, nonostante vada anche riconosciuto che
all’aumentare del ritmo sia aumentata – come spesso accade ad Hollywood –
anche la ripetitività del tutto.
I gatti persiani - la recensione
Qualcosa sta cambiando, nel cinema iraniano. Per fortuna. Ne avevamo
preso atto con il The
Hunter di Rafi Pitts visto a Berlino
e ora ne abbiamo ulteriore conferma con il nuovo film di Bahman
Ghobadi, già vincitore di un premio nella sezione Un
certain regard a Cannes 2009 e segnalato tra i
migliori film della stagione dai Cahiers du Cinema.
avatar la recensione
Nelle sue tante superfici, così come nelle sue abyssali profondità
(non solo di campo), Avatar è esattamente il film che ci
si poteva aspettare da James Cameron. Un film che conferma e
perpetra all’infinito quella forse da sempre, ma perlomeno fin dai tempi
immediatamente successivi a Aliens è la chiarissima
ide(ologi)a di cinema del canadese: un cinema fatto di “vere bugie”, titanico,
un cinema dove lo spettacolo è sovrano nel senso più ampio e (post)
industriale del termine, improntato ad un iper-positivismo e ad un
determinismo tecnologico al quale tutto è destinato a soccombere, dentro
e fuori lo schermo. Uno schermo che è attore e protagonista ancor più
delle figure che vi si agitano all’interno.











